StudioDDG - Prospettive
Come evitare errori di valutazione in tempo di Coronavirus

In tempo di Coronavirus stiamo assistendo a una sovrapposizione di informazioni, spesso divergenti tra esse, che stanno ingenerando confusione e stanno gettando nello sconforto le persone.

Di tutto questo ne risente inevitabilmente l’intero sistema economico, che stenta a trovare le soluzioni più utili per fronteggiare la situazione.

Per questo motivo, abbiamo deciso di realizzare questo breve e simpatico videotutorial, con lo scopo di offrire un metodo corretto per giudicare la qualità delle informazioni e valutare con maggiore consapevolezza le azioni da intraprendere.

Quindi, lasciamo parlare il nostro esperto e ci diamo appuntamento al prossimo post.

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Come registrarsi tra gli esercenti di 18app

18app è un’applicazione web, raggiungibile su www.18app.italia.it, che permette di gestire il Bonus Cultura di € 500,00 riservato a tutti i residenti in Italia (in possesso, ove previsto, di permesso di soggiorno in corso di validità) che hanno compiuto i diciotto anni di età nell’anno 2019.

È realizzata per:

  • consentire agli esercenti di registrarsi al servizio ed offrire la vendita dei beni previsti dalla normativa ai diciottenni
  • consentire ai diciottenni di generare i buoni per l’acquisto dei beni offerti dagli esercenti registrati al servizio

I ragazzi hanno tempo fino al 31 agosto 2020 per registrarsi all’iniziativa, e fino al 28 febbraio 2021 per spendere il bonus.

Nei prossimi capitoli di questa guida ti forniremo tutte le informazioni utili sull’argomento, e spiegheremo nel dettaglio come fare per registrarsi tra gli esercenti di 18app.

Come accedere all’applicazione 18app

Con le credenziali di accreditamento ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate del proprio rappresentante legale o di un soggetto delegato a operare per suo conto in Fisconline o Entratel (con codice fiscale/password/codice PIN in caso di Fisconline – con nome utente/password/codice PIN in caso di Entratel).

Quali dati bisogna fornire per registrarsi a 18app

La registrazione a 18app richiede le seguenti informazioni, in aggiunta ai dati anagrafici restituiti automaticamente dal sistema sulla base delle informazioni dell’archivio anagrafico:

  • recapiti telefonici
  • indirizzo di posta elettronica
  • eventuale sito web
  • scelta della tipologia di esercizio (fisico, online o misto)
  • elenco degli esercizi commerciali (in caso di tipologia di esercizio fisico)
  • elenco di ambiti/beni da rendere disponibili ai beneficiari

Per essere geo-localizzato dal diciottenne, in sede di registrazione al servizio 18app puoi inserire i tuoi punti negozio con i relativi dati di riferimento (provincia, comune ed indirizzo) corredati di recapiti telefonici, sito Internet e indirizzo di posta elettronica.

Nel caso di più negozi per la stessa azienda, per la geo-localizzazione di tutti i punti negozio da parte dei diciottenni occorre inserire nell’applicazione i dati dei singoli esercizi commerciali.

Come fare campagna pubblicitaria

Più l’iniziativa sarà resa visibile migliore sarà il servizio e i risultati raggiunti a favore dei diciottenni e degli esercenti.

Scarica il kit all’indirizzo https://www.18app.italia.it/kitesercente/kitesercente.zip.

Lo zip contiene la locandina in formato PDF pronta da stampare per l’affissione e in formato EPS per l’utilizzo editoriale.

Stampa a colori delle locandine su foglio bianco formato A4, posizionando la locandina rivolta verso l’esterno del negozio.

Se hai un negozio online o un sito puoi inserire un banner semplicemente caricando questo codice:

<script type="text/javascript">
var agidBannerSize = "S";
var agidBannerLanguage = "IT";
var agidBannerCorner = "R"
</script>
<script type="text/javascript" src="18app-banner/18app-banner.js"></script>

Puoi personalizzare il banner, modificando come segue i parametri del codice:

  • Grandezza del banner
    • agidBannerSize = “S” (crea un banner da 150px)
    • agidBannerSize = “M” (crea un banner da 200px)
    • agidBannerSize = “L” (crea un banner da 250px)
    • agidBannerSize = “F” (crea un banner di dimensioni pari al 100% dello spazio disponibile)
  • Lingua:
    • agidBannerLanguage =”IT” (per ora è disponibile solo in lingua italiana)
  • Bordi del banner:
    • agidBannerCorner = “R” (crea bordi arrotondati)
    • agidBannerCorner = “P” (crea bordi squadrati)

Cosa si può vendere con 18app

Se aderisci all’iniziativa 18app puoi vendere esclusivamente beni riconducibili ai seguenti ambiti:

  • Cinema (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Concerti (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Eventi culturali (biglietto d’ingresso a festival, fiere culturali, circhi)
  • Libri (audiolibro, ebook, libro)
  • Musei, monumenti e parchi (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Teatro e danza (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Musica registrata (cd, dvd musicali, dischi in vinile, musica on line)
  • Corsi di musica, di teatro o di lingua straniera

I libri, compresi i libri scolastici, rientrano tra i beni ammessi ai sensi della normativa.

Le riviste, anche se a carattere culturale, non rientrano tra i beni ammessi ai sensi della normativa.

La vendita di dvd musicali e cd è ammessa.

I dvd cinematografici non rientrano tra i beni ammessi ai sensi della normativa.

Gli strumenti musicali non rientrano tra i beni ammessi ai sensi della normativa.

Come verificare che chi presenta il buono ne sia effettivamente l’intestatario

L’esercente deve verificare l’identità del beneficiario tramite il confronto del nome e cognome presenti nel buono d’acquisto e i riferimenti del documento d’identità esibito dal diciottenne.

I beni sono vendibili solamente ai diciottenni intestatari del buono.

I buoni, una volta validati dall’esercente, non possono più essere annullati e riaccreditati.

Nel caso di cambi o resi di prodotti acquistati con il bonus, sarà l’esercente stesso a regolare i rapporti con il cliente, fermo restando che all’utilizzatore non potrà essergli restituito denaro o consentito l’acquisto di beni differenti da quelli previsti dalla normativa della “carta elettronica” ai diciottenni.

Se nel momento dell’acquisto effettui uno sconto a un ragazzo che presenta un buono di importo superiore, non è consentito restituire denaro: il ragazzo dovrà generare un nuovo buono attraverso la piattaforma 18app.

Un cliente non può generare un buono per l’acquisto di più di un ingresso a uno stesso spettacolo (teatrale, cinematografico, eccetera) in modo da entrare con altri amici/parenti: può acquistare solo una singola unità di un determinato bene o servizio.

Come vengono validati i buoni

Puoi validare i buoni esibiti dai diciottenni in due modalità differenti a seconda della tipologia del tuo negozio:

  • in caso di esercizio fisico, l’applicazione 18app nell’area non autenticata ti consente di validare il singolo buono tramite l’indicazione del codice di riferimento (anche tramite lettura ottica del codice a barre o del QR) e del codice esercente assegnato una-tantum in fase di registrazione al servizio
  • in caso di esercizio online o misto, dal tuo sito verrà richiamato un servizio web che ti consentirà di validare il buono nei modi indicati nel punto precedente.

Nel caso di esercizio fisico, in fase di registrazione è possibile scegliere di utilizzare le API del servizio web di validazione nei propri sistemi informatici.

In entrambi i casi, puoi verificare i dati di riferimento del buono (codice, ambito e bene, importo, cognome e nome del beneficiario) e validare l’acquisto.

L’esercente che desidera partecipare a questa iniziativa deve avere una connessione Internet e un dispositivo (PC, tablet o smartphone) all’interno del negozio.

La web-app esercenti funziona con qualsiasi sistema operativo

È sufficiente una connessione a Internet e tramite il tuo computer o tablet potrai accedere al sistema.

Potresti entrare in 18app anche attraverso il tuo smartphone, ma il sistema non è ancora ottimizzato per quel formato, per cui ti consigliamo di utilizzare i dispositivi comodi per la visualizzazione.

Come avviene la fatturazione

Per il pagamento dei buoni autorizzati devi emettere fattura elettronica utilizzando il Sistema di Interscambio (SDI) e secondo il tracciato stabilito per la fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione (“Schema del file xml FatturaPA” reperibile nel sito www.fatturapa.gov.it, sezione Norme e regole, Documentazione FatturaPA).

La fattura dovrà essere inviata direttamente o tramite un intermediario secondo le modalità riportate all’indirizzo http://www.fatturapa.gov.it/export/fatturazione/it/c-13.htm.

L’applicazione 18app fornirà una lista dei buoni autorizzati (con l’evidenza del codice di riferimento) che potranno essere oggetto di fatturazione.

Oltre agli elementi essenziali previsti dalla normativa vigente, è necessario indicare:

  • ID del soggetto convenzionato e registrato in 18app
  • Ogni singolo codice del buono, accettato e oggetto di fatturazione con relativo importo
  • Codice IBAN di un c/c intestato all’esercente stesso sul quale ricevere il pagamento

Ti consigliamo di verificare attentamente il “Codice Ufficio” prima dell’invio della fattura nel Sistema di Interscambio e di inserire nella fattura un numero di telefono e un indirizzo mail sul quale essere contattato per la risoluzione di eventuali problematiche.

Se non hai mai emesso fatture elettroniche, puoi comunque aderire all’iniziativa.

Per l’emissione della fattura elettronica puoi provvedere direttamente seguendo le istruzioni riportate nel sito www.fatturapa.gov.it o avvalendoti di un intermediario.

Per utilizzare la piattaforma fatturapa ai fini dell’invio della fattura elettronica devi svolgere le operazioni riportate nel all’indirizzo http://www.fatturapa.gov.it/export/fatturazione/it/c-1.htm.

In caso di fattura non accettata dal Sistema di Interscambio, riceverai un messaggio di rifiuto nel quale sarà indicata la motivazione al fine di procedere alle necessarie modifiche/integrazioni e riemettere una fattura corretta.

Per controllare lo stato di avanzamento della fattura è stata predisposta una web app all’indirizzo internet http://18app.consap.it attraverso la quale sarà possibile verificare lo stato di avanzamento della fattura così distinto:

  • Accettata: fattura correttamente importata nel sistema, già liquidata o prossima alla liquidazione
  • In elaborazione: fattura pervenuta e in fase di controllo
  • Rifiutata: fattura scartata a causa di uno o più errori bloccanti

In caso di fattura rifiutata sarà possibile consultare l’elenco degli errori riscontrati.

La fattura, previa correzione, dovrà essere riemessa.

Il pagamento della fattura avviene attraverso bonifico bancario sul c/c il cui IBAN è indicato in fattura.

A tale proposito si evidenzia la necessità di verificare sempre con estrema attenzione il corretto inserimento del codice IBAN nonché di controllare, soprattutto in caso di fusioni bancarie, che non siano intervenute eventuali variazioni o aggiornamenti che potrebbero causare storni e/o ritardi nelle liquidazioni.

A pagamento effettuato verrà inviata una e-mail automatica di notifica di avvenuto accredito all’indirizzo mail indicato nella sezione “Contatti” all’interno della fattura elettronica.

La fattura emessa non produce reddito e non rientra nel volume d’affari, pertanto non dà luogo ad imposte da versare.

Tali effetti (fiscali) continueranno ad essere prodotti dal documento fiscale (biglietto, scontrino, ricevuta) che deve essere cocumque emesso dall’esercente, con i consueti tempi e modalità, oltre alla fattura elettronica.

La fattura emessa nei confronti della Pubblica Amministrazione non è imponibile ai fini IVA in quanto è emessa per regolare la movimentazione finanziaria e, quindi, per un’operazione al di fuori del campo di applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 2, terzo comma, del DPR 633/72.

Si ritiene che la fattura, pur se diretta a documentare un’operazione esclusa da IVA, in quanto (fra l’altro) caratterizzata da numerazione progressiva apposta in continuità rispetto alle fatture precedenti e successive, debba essere registrata contabilmente; rimane ovviamente ferma la sua irrilevanza agli effetti delle imposte sui redditi e del volume d’affari.

Gli adempimenti fiscali dell’esercente continuano ad essere gli stessi.

L’emissione della fattura non genera ricavo in capo all’esercente, ma solo un credito nei confronti della Pubblica Amministrazione e attiene esclusivamente al profilo finanziario.

Per l’esercente il ricavo è generato dall’operazione posta in essere con il cliente, documentato dal biglietto, scontrino o ricevuta messi dall’esercente medesimo secondo le consuete modalità e tempistica.

I beni venduti grazie a questa iniziativa concorrono regolarmente alla formazione del reddito imponibile.

Se non ricevi il rimborso dopo aver generato e inviato le fatture elettroniche devi contattare CONSAP ai seguenti recapiti dedicati all’iniziativa:

  • telefono: 06-85796338
  • email: 18app@consap.it

Non è previsto un tetto massimo per la fatturazione.

Nel caso in cui le vendite che effettui avvengono tramite intermediari (TicketOne, Viagogo, eccetera), l’intermediario si deve registrare in 18app e quindi provvedere all’accettazione del buono di spesa.

Di conseguenza, provvederà alla relativa fatturazione fuori dal campo di applicazione dell’IVA per regolare la sola movimentazione finanziaria.

I rapporti tra l’intermediario e il soggetto intermediato non subiscono modifiche sotto il profilo amministrativo, contabile e fiscale.

Gli esercenti che hanno più di un buono per il quale chiedere rimborso possono inviare una fattura cumulativa che consenta il rimborso di più buoni.

In caso di problemi nella predisposizione della fattura puoi contattare CONSAP ai recapiti indicati sopra.

Nota bene

Al fine di garantire il corretto uso del Bonus e tutelare esercenti e beneficiari, per i buoni validati a partire dal 5 marzo per i nati nel 2001, è previsto l’obbligo di integrare la fattura elettronica con la compilazione del c.d. “registro vendite”.

Consulta le nuove “Linee guida fatturazione e registro vendite” all’indirizzo https://www.18app.italia.it/static/Linee%20Guida%20Fatturazione%20e%20registro%20vendite.pdf.

Se sei un esercente già iscritto, ricorda che vale la registrazione già effettuata per le precedenti edizioni e che la prosecuzione delle attività equivale ad accettazione delle “Condizioni d’uso” disponibili dal 5 marzo sul sito https://www.18app.it.

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Come richiedere e ottenere il bonus cultura

Sei nato nel 2001?

Per te ci sono € 500,00 da spendere in buoni per cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, teatro e danza, corsi di musica, di teatro o di lingua straniera, prodotti dell’editoria audiovisiva.

Sei un esercente?

Scopri qui come puoi registrarti tra gli esercenti di 18app.

Hai tempo fino al 31 agosto 2020 per registrarti a 18app.

Hai tempo fino al 28 febbraio 2021 per spendere il tuo Bonus Cultura.

Il bonus cultura è un’iniziativa dedicata a promuovere la cultura fra i giovani.

In particolare, il programma, destinato a chi ha compiuto 18 anni nel 2019, permette di ottenere € 500,00 da spendere in cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, teatro e danza, prodotti dell’editoria audiovisiva, corsi di musica, di teatro o di lingua straniera.

I ragazzi hanno tempo fino al 31 agosto 2020 per registrarsi all’iniziativa, e fino al 28 febbraio 2021 per spendere il bonus.

Nei prossimi capitoli di questa guida ti forniremo tutte le informazioni utili sull’argomento, e spiegheremo nel dettaglio come fare per richiedere e ottenere Bonus Cultura, e accedere a 18app.

Cosa è 18app

18app è un’applicazione web, raggiungibile su www.18app.italia.it, che permette di gestire il Bonus Cultura di € 500,00 riservato a tutti i residenti in Italia (in possesso, ove previsto, di permesso di soggiorno in corso di validità) che hanno compiuto i diciotto anni di età nell’anno 2019.

È realizzata per:

  • consentire agli esercenti di registrarsi al servizio ed offrire la vendita dei beni previsti dalla normativa ai diciottenni
  • consentire ai diciottenni di generare i buoni per l’acquisto dei beni offerti dagli esercenti registrati al servizio

Dove puoi spendere il bonus cultura

Su 18app puoi conoscere facilmente quali sono gli esercenti fisici e online che aderiscono all’iniziativa.

Cosa è SPID

Per accedere e utilizzare 18app devi avere SPID.

SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, è la soluzione che ti permette di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei soggetti privati aderenti con un’unica Identità Digitale (username e password) utilizzabile da computer, tablet e smartphone.

Come richiedere SPID

Per ottenere le tue credenziali SPID devi rivolgerti ad uno degli Identity Provider a tua scelta (Aruba, InfoCert, intesa, lepida, Namirial, Poste, Sielte, SpitItalia, TIM).

In base al soggetto che scegli, puoi avviare la procedura di identificazione scegliendo tra diverse modalità quella per te più semplice (riconoscimento di persona, riconoscimento da remoto, riconoscimento tramite Carta di Identià Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi, riconoscimento tramite firma digitale).

Vai su https://spid.gov.it/, dove troverai tutte le informazioni, e avvia la procedura di registrazione.

Sarai guidato dalle indicazioni che ti verranno fornite man mano durante la registrazione.

Controlli e sanzioni

Il MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) vigila sul corretto funzionamento del Bonus Cultura e può provvedere, in caso di eventuali usi difformi o di violazioni delle norme, alla disattivazione del Bonus di uno dei beneficiari o alla cancellazione dall’elenco di una struttura, di un’impresa o di un esercizio commerciale ammessi, fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalla normativa vigente.

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Piccole e medie imprese digitali crescono. Il futuro è già iniziato

LA CULTURA DIGITALE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Il dominio numero uno a suffisso nazionale .it è apparso in rete il 23 dicembre 1987, ed era cnuce.ce.cnr.it del Centro nazionale universitario di calcolo elettronico.
Nel 2005 è stato registrato il milionesimo dominio.
Il tremilionesimo dominio .it è stato registrato nel 2016 da un negozio di abbigliamento di Eboli.
Internet non è più soltanto una necessità, ma è un prerequisito nella vita di tutti i giorni e nel business.
L’inarrestabile diffusione di smartphone e tablet sta già producendo effetti che sono ancora tutti da misurare e analizzare.
Negli anni Ottanta e Novanta le imprese approcciavano a Internet come pura forma di visibilità.
Nel tempo l’obiettivo è mutato: non soltanto farsi vedere, ma vendere.
Oggi assistiamo a una nuova trasformazione: l’interazione con il cliente.
Si sta affermando un ribaltamento dei ruoli, per cui è il cliente a lanciare i nuovi prodotti e servizi.
In estrema sintesi, siamo progressivamente passati dall’Internet delle pagine all’Internet dei processi, fino all’Internet delle persone.
Il sito che era nato come mezzo di informazione, la classica vetrina digitale, grosso modo la replica di una brochure cartacea, è diventato un luogo di transazioni e una piattaforma di servizi.
Con l’avvento del mobile e dei social network si sta affermando l’esigenza di personalizzare i messaggi e le offerte.
L’Italia sembra intenzionata a voler recuperare il suo antico ritardo digitale.
Ogni 10.000 abitanti, mentre la Germania totalizza 1.830 domini .de, l’Italia ne totalizza soltanto 285 .it.
La nuova generazione di artigiani e imprenditori italiani deve essere in grado di adottare le tecnologie con maggiore competenza e consapevolezza.
La dotazione digitale delle imprese con meno di cinquanta addetti sta migliorando, colmando il divario rispetto alle aziende più grandi e strutturate.
Il numero delle piccole e medie imprese in possesso di un proprio sito Internet aumenta, e migliora il linguaggio digitale sul fronte della pubblicità, del marketing e della comunicazione, ma il cammino verso una matura alfabetizzazione tecnologica è ancora lungo.
Considerare Internet come una moda passeggera è sbagliato quanto credere che basti una connessione e una piattaforma molto visitata per fare di chiunque un produttore di informazioni di valore.

LA DIGITALIZZAZIONE DELL’AGROALIMENTARE

L’agroalimentare dovrebbe cavalcare le nuove tecnologie molto più di quanto faccia.
Oggi si presenta con alcuni casi da business school, specialmente nell’industria della trasformazione, e altri di assoluto immobilismo, specialmente nei settori agricoli più tradizionali.
Chi è inserito nel circuito della qualità e dell’innovazione considera il web uno strumento base per il proprio business.
Chi rimpiange i tempi dei mercati protetti pensa di poterne fare a meno o, al più, lo utilizza come un semplice biglietto da visita, ma non ha futuro.

LA DIGITALIZZAZIONE DELLA MECCANICA

Quello meccanico è un comparto chiave per il Paese e vanta una tradizione di eccellenza.
La maggior parte delle imprese ha dimestichezza con la robotica, sa cos’è il 3D printing ed è informata sull’Internet of thing.
Tuttavia, quando si passa dalla conoscenza delle tecnologie alla loro concreta applicazione, la situazione è deludente.
Le imprese piccole e piccolissime hanno appena capito l’importanza di Internet, ma è necessario andare ben oltre l’abc, rivedendo da cima a fondo i processi produttivi in chiave di information technology.
È necessario mettere in rete macchine e processi all’interno della fabbrica, ma soprattutto integrarsi a monte con i fornitori e a valle con i clienti.
Per garantire la qualità dei prodotti e i tempi di consegna bisogna adeguare gli standard tecnologici.
L’industria 4.0 coinvolge anche coloro che operano esclusivamente nella subfornitura.
I clienti non aspettano le mostre o i venditori per trovare le informazioni sui prodotti: le cercano da soli, e ogni vendita inizia dal sito aziendale.

LA DIGITALIZZAZIONE DELL’ARREDAMENTO

Il mobile-arredo è uno dei settori simbolo del made in Italy, in cui la rivoluzione digitale sta appena muovendo i primi passi.
Mentre cresce la consapevolezza dell’importanza del fattore tecnologia, la maggior parte delle aziende, specialmente tra le piccole e piccolissime, fatica a inserire concretamente il valore aggiunto del digitale nei processi di innovazione di processo e di prodotto.
La maggior parte delle aziende del settore ha un dominio Internet al quale attribuisce moltissima importanza, ma sono ancora troppe le aziende che continuano a pensare di poterne fare a meno.
Ben lontane dal terreno di Industria 4.0, troppe imprese non prevedono in tempi brevi un aumento degli investimenti nell’area digitale, considerando il proprio livello di digitalizzazione “abbastanza” avanzato.
A ben vedere, invece, si scopre che il sito Internet il più delle volte è una semplice vetrina, e il canale web viene utilizzato soprattutto per la posta elettronica.
Paradossalmente, il mobile-arredo è probabilmente il settore che più di qualsiasi altro può trarre vantaggio dal mix di artigianalità e automazione, tradizione e hi-tech.
I benefici sono evidenti: riduzione dei costi, possibilità di produzioni su misura e velocizzazione dei tempi di lavorazione.
È sotto gli occhi di tutti che la visita all’esposizione del negozio tradizionale è stata sostituita da micro-momenti di contatto online.

LA DIGITALIZZAZIONE DEL COMMERCIO

Internet è il primo canale di informazione per gli acquisti, non solo nei campi del turismo e delle apparecchiature elettroniche, ma anche nell’abbigliamento e nei generi alimentari.
Lo smartphone è sempre più determinante anche negli acquisti all’interno dei negozi.
Commercio fisico e digitale si intrecciano, si ibridano e si sostengono a vicenda.
Ii consumatori si muovono con disinvoltura su più canali: Internet, social e tecnologie digitali, hanno generato in tutti i settori una clientela preparatissima ed estremamente esigente.
Titolare e commessi non possono permettersi di saperne meno di chi entra in negozio per comprare.
Non si tratta più soltanto di vendere, ma di generare un’esperienza di acquisto unica e indimenticabile, che renda piacevole mettere le mani al portafogli.
Il cliente va coccolato prima, durante e dopo.
Non è necessario mettere in campo gli investimenti delle grandi catene, ci sono mosse ben più semplici e alla portata di tutti: per esempio, si potrebbe cominciare creando un sito Internet per essere visibili a fornitori e clienti, e per affermare la propria identità e specificità sul mercato.
La maggior parte delle aziende del commercio è consapevole dell’importanza degli strumenti digitali per attrarre clienti e mantenere un dialogo post-vendita.
Ciò nonostante, nel concreto, la loro effettiva presenza sul web è decisamente scadente.
Non è una questione di costi, ma di una cultura d’impresa che fatica a capire che le tecnologie digitali rappresentano un’iniezione di competitività.
Il commercio è forse il settore nel quale l’avanzata delle tecnologie ha avuto e avrà in futuro il maggiore impatto, ma è anche quello che oppone maggiori resistenze al cambiamento.
Molti continuano a credere che sia sufficiente aspettare e che il cliente, prima o poi, arriverà.
Nel frattempo, il commerciante digitalizzato moltiplica il valore dei propri asset tradizionali: cortesia, attenzione al cliente e inventiva.

LA DIGITALIZZAZIONE DEL TURISMO

Nel settore del turismo, sul fronte del puro e semplice utilizzo del web e dei social media sono stati fatti progressi enormi.
La maggior parte delle strutture ricettive utilizza il sito web e i social network soprattutto per le promozioni.
Moltissime raccolgono dati e informazioni in formato elettronico sulla propria clientela, e si preoccupano dei giudizi espressi dopo il soggiorno sui portali specializzati.
Alcune arrivano a incentivare la pubblicazione di recensioni, soprattutto in ragione del fatto che le prenotazioni provengono tramite le Online Travel Agencies (OTA), via email e attraverso il proprio sito o i social.
Il web, i sistemi telematici Global Distribution System (GDS), le app e i software specifici, sono indispensabili anche per le agenzie di viaggio, sia nel momento della prenotazione sia per restare in contatto con il cliente.
Il turismo è forse il settore nel quale le tecnologie digitali hanno avuto maggiore impatto.
I primi a essere profondamente cambiati sono i clienti: utilizzano i motori di ricerca come fonte principale per pianificare le vacanze, e navigano su Internet prima di decidere dove andare.
A un turista fortemente digitalizzato le imprese devono rispondere con una strategia digitale.
Non ci si può limitare ad avere un sito Internet, ad aprire una pagina Facebook o a garantire il wi-fi: bisogna decidere cosa e come comunicare via Internet.
Prima di tutto è necessario farsi trovare, mettersi in evidenza sui motori di ricerca, da vicino e da lontano.
Poi bisogna catturare l’attenzione del potenziale cliente e convincerlo all’atto più importante: la prenotazione.
Gli imprenditori, soprattutto i più piccoli, hanno bisogno delle competenze necessarie per lo switch al digitale.
Non è una questione di costi, perché il ritorno degli investimenti in hi-tech è garantito e misurabile, ma non è pensabile andare avanti come venti, trenta o quaranta anni fa.
Il nuovo paradigma del turismo digitale è semplice: mettere al centro il turista stesso.
Il cliente va coinvolto prima, durante e dopo, deve sentirsi attore protagonista e sceneggiatore della propria vacanza, non deve ricevere l’offerta, deve generarla a sua immagine e somiglianza, secondo i suoi gusti e i suoi interessi.

LA DIGITALIZZAZIONE DEL TERZO SETTORE

Anche per le non profit essere online è una regola per esistere e relazionarsi, ma esserci non basta: bisogna sapere cosa fare.
La maggioranza dei donatori sceglie un’associazione attraverso passaparola, banchetti e tv.
Solo alcuni attraverso il web e i social.
Le donazioni avvengono per lo più in contanti, con l’sms solidale, il bollettino, il bonifico o la carta di credito via telefono.
Ciò nonostante, la maggior parte dei donatori preferisce o preferirebbe usare l’online su Internet, sebbene in questi meccanismi predominino l’abitudine e la pigrizia, oltre a una certa diffidenza nei confronti del pagamento online.
Eppure per le non profit il web è fonte di occasioni nuove: per esempio, il crowdfunding.
Mentre il mondo del terzo settore è ancora poco presente nel web e non è del tutto consapevole delle sue potenzialità, le startup innovative a vocazione sociale e le piattaforme di sharing economy, invece, sono molto più evolute.
In ambito pubblico la sfida dell’innovazione sociale è stata raccolta dalle smart city, aprendo il dialogo tra istituzioni e cittadini, e ponendosi il problema di come gestire la comunicazione in modo solido, efficace e strutturato.
Gli ambiti in cui la comunicazione sociale e le piattaforme possono fare la differenza nelle smart city sono tanti, dalla sicurezza all’ambiente.
Infine, una delle frontiere del digitale con un impatto sociale è la cultura.
L’opportunità della condivisione si riscontra con le creative commons e con la diffusione crescente di contenuti in forma aperta e digitale da parte delle istituzioni culturali più variegate.
Il digitale è il fattore che contribuirà alla crescita dell’industria creativa e culturale, includendo nuovi pubblici e nuove fasce di utenti potenziali.
In ambito cinematografico, musicale, letterario e artistico, si stanno sperimentando le connessioni tra analogico e digitale.

LA DIGITALIZZAZIONE DELLA MODA

Il problema per le imprese della moda non è vendere prodotti di moda, ma capire cosa fa moda.
Fino a ieri erano i creativi a imporre linee di abbigliamento e accessori.
Oggi, grazie al web, le leve della creatività sono passate nelle mani dei clienti finali: sono loro a lanciare stili, tendenze, vezzi, e in concreto a stabilire cosa comprare e cosa no.
Le tecnologie digitali consentono oggi di conoscere, fin nei minimi dettagli, i gusti di tutti i potenziali acquirenti.
Il passaggio chiave per le aziende è dotarsi di un’autentica strategia digitale.
Le resistenze, culturali più che di portafoglio, sono dure a morire, ma le opportunità offerte dal digitale sono troppo ghiotte per non essere colte al volo.

DIGITALIZZARE LE PMI NON È QUESTIONE DI SOLDI MA DI CULTURA, ED È UN’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE AL VOLO

Generalmente, il sito Internet delle piccole e medie imprese non è attraente e manca di ogni prospettiva cliente-centrica.
Per lo più vi si trovano descrizioni di servizi in termini strettamente tecnici, frasi fatte come «soluzioni a 360 gradi», «il tuo partner per ogni esigenza», «soluzioni chiavi in mano», oppure descrizioni testuali infarcite di buzzword come «digital transformation», fino a immagini datate di pc e tastiere.
Il tutto, assai frequentemente, in assenza di ottimizzazione per smartphone e tablet.
Questo modello basato su una comunicazione minimale, in cui il sito serve solo a inserire i parametri fondamentali per essere trovati fisicamente e a dare un’idea dei prodotti e servizi, sta diventando, se non lo è già, obsoleto e inefficace.
Pensare al web come rappresentazione in rete di se stessi è un errore: bisogna dare ai potenziali clienti contenuti utili è ben fruibili.

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Il lavoro agile (smart working)

Cosa è il lavoro agile (smart working)

L’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19 e le misure restrittive adottate per limitare il contagio hanno determinato un massivo ricorso al cosiddetto “lavoro agile” (smart working).
Lo smart working è una prestazione lavorativa subordinata svolta all’esterno dei locali dell’impresa, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro, senza vincoli di orario o spaziali, basata su un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici.

Il quadro normativo dello smart working

Lo smart working, in Italia, è disciplinato dagli articoli da 18 a 24 della Legge n. 81/2017.

Luogo e orario di lavoro

La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Sicurezza del lavoratore

Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile e a tal fine consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.
Il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni

L’accordo per lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile e le sue modificazioni sono oggetto delle Comunicazioni Obbligatorie all’atto dell’instaurazione, della variazione e della cessazione dell’accordo per il lavoro agile.
Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali.
Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, nei limiti e alle condizioni di cui al terzo comma dell’articolo 2 D.P.R. n. 1124/1965, e successive modificazioni, quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

Diritto di prelazione

I datori di lavoro pubblici e privati che stipulano accordi per l’esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile sono tenuti in ogni caso a riconoscere priorità alle richieste formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità (obbligatoria) previsto dall’articolo 16 del D.Lgs. n. 151/2001, ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge n. 104/1992.

Incentivi fiscali e contributivi

Gli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato sono applicabili anche quando l’attività lavorativa sia prestata in modalità di lavoro agile.

Forma del contratto e recesso

L’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore.
L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.
L’accordo può essere a termine o a tempo indeterminato; in tale ultimo caso, il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a trenta giorni.
Nel caso di lavoratori disabili ai sensi dell’articolo 1 della Legge n. 68/1999, il termine di preavviso del recesso da parte del datore di lavoro non può essere inferiore a novanta giorni, al fine di consentire un’adeguata riorganizzazione dei percorsi di lavoro rispetto alle esigenze di vita e di cura del lavoratore.
In presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato, o senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato.

Trattamento economico

Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del D.Lgs. n. 81/2015, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda.

Diritto alla formazione

Al lavoratore impiegato in forme di lavoro agile può essere riconosciuto, nell’ambito dell’accordo, il diritto all’apprendimento permanente, in modalità formali, non formali o informali, e alla periodica certificazione delle relative competenze.

Potere di controllo e disciplinare

L’accordo relativo alla modalità di lavoro agile disciplina l’esercizio del potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore all’esterno dei locali aziendali nel rispetto di quanto disposto dall’articolo 4 della Legge n. 300/1970, e successive modificazioni.
L’accordo individua le condotte, connesse all’esecuzione della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, che danno luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari.

Cosa cambia con i provvedimenti d’urgenza per il Covid-19

I decreti emanati dal Presidente del Consiglio dei Ministri per l’emergenza del Covid-19 e, in particolare, il DPCM del 4 marzo 2020 hanno reso più semplici le modalità per applicare il lavoro agile.
Infatti, durante il periodo di emergenza sanitaria i datori di lavoro possono ricorrere allo smart working, per ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla L. 81/2017, e possono assolvere in via telematica agli obblighi informativi sulla salute e sicurezza dei lavoratori.

StudioDDG - Prospettive
Assistenza agli anziani: un’ottima opportunità, se sai coglierla

Cresce il numero di anziani bisognosi di cure, ma diminuisce il numero degli assistenti domiciliari, soprattutto fra le donne.

Nell’ultimo decennio, l’età media della popolazione italiana è aumentata di 2 mesi ogni anno, l’indice di mortalità si è stabilizzato, mentre quello di natalità è calato.

Ci sono meno giovani (under 35) che anziani (over 65), e un terzo di questi ultimi ha bisogno di assistenza.

È invece rimasto invariato il numero delle assistenti domiciliari informali (le cosiddette “badanti”), per lo meno di quelle “in regola”.

Per prestare cura ai propri cari, le famiglie si rivolgono a strutture residenziali pubbliche e private, ma gli anziani del futuro avranno pensioni più basse, e questo inciderà inevitabilmente sul mercato privato di cura.

Per garantire il diritto delle persone di invecchiare dignitosamente, magari nella propria casa, è necessaria una rete efficace di servizi sul territorio.

In questo articolo cercheremo di analizzare le principali criticità per proporre alcune possibili soluzioni.

Le principali criticità

Aumenta la popolazione anziana urbana e non autosufficiente

Nel 2014, per la prima volta nella storia, la popolazione urbana nel mondo (3,9 miliardi) ha superato la popolazione rurale (3,3 miliardi).

Si tratta di un cambiamento che avrà conseguenze pesanti sulle politiche di welfare e sull’ambiente.

L’Italia è uno dei paesi più longevi del pianeta.

Nel 2045, un terzo della popolazione nazionale sarà formata da over 65, mentre la popolazione totale diminuirà, e per il 78% sarà concentrata nelle città.

Anche se la longevità non significa automaticamente perdita di autosufficienza, le statistiche prevedono un aumento di anziani non autosufficienti.

Le famiglie sono sempre meno in grado di prendersi cura degli anziani

Società, famiglia e mercato del lavoro stanno cambiando profondamente.

Le donne, vero pilastro dell’attività di cura in ambito familiare, sono sempre più impegnate nel mondo del lavoro.

Questo è certamente un grande passo in avanti in termini di emancipazione e civilizzazione della società, ma per il prossimo futuro bisognerà trovare risposte nuove alla crescente domanda di assistenza di lunga durata.

I costi per le famiglie sono sempre meno sostenibili

Molte famiglie hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi, vendere l’abitazione o indebitarsi, per sostenere costi dell’assistenza a un familiare non autosufficiente.

La precarizzazione del mercato del lavoro è una bomba a orologeria che grava sulla vita degli anziani di domani, soprattutto di quelli non autosufficienti, perché avranno enormi difficoltà a sostenere i costi delle cure di cui necessiteranno.

A destare particolare preoccupazione sono i giovani italiani in età compresa tra i 15 e i 34 anni che non lavorano e non studiano, perché il loro numero è in costante aumento.

Cresce il numero degli anziani, ma i servizi assistenziali non sono per tutti accessibili

I servizi domiciliari di cura sono uno dei pilastri su cui si fonda l’assistenza di lunga durata in Italia, ma pochi anziani riescono a beneficiare di servizi di assistenza adeguati.

Nell’ultimo ventennio le famiglie italiane hanno fatto ampio ricorso al lavoro di cura informale, offerto dalle badanti.

Tra le tante criticità (irregolarità fiscale, assenza di qualificazione degli operatori, rapporto tra domanda e offerta, eccetera), quelle che più incombono sulla sostenibilità del sistema sono di natura economica.

I costi di questo welfare informale gravano sui bilanci delle famiglie: a fronte di una spesa media mensile di 667 euro, meno di un terzo riceve un sostegno pubblico, che è rappresentato perlopiù dall’accompagno.

In molte famiglie si considera l’ipotesi di rinunciare al lavoro per prendere il posto della badante.

Ciò nonostante, si stima che la domanda di badanti tenderà a crescere nel prossimo futuro.

Il conti del welfare penalizzano le famiglie

L’assistenza è un’area critica.

Nel 2017 il suo valore complessivo era stimato in 31,4 miliardi (l’1,9% del PIL), a cui la spesa pubblica contribuisce per il 52,4%, cioè molto meno che per altri settori.

Le prestazioni di assistenza sociale sono affidate principalmente alle amministrazioni locali, sempre più in difficoltà a causa della riduzione delle risorse disponibili.

Le leggi di bilancio 2016 – 2017 – 2018 hanno dedicato un peso rilevante al tema del welfare aziendale, che può essere definito come l’insieme delle iniziative di natura contrattuale o unilaterali da parte del datore di lavoro, volte a incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia attraverso una diversa ripartizione della retribuzione, che può consistere sia in benefit rimborsuali sia nella fornitura diretta di servizi, o in un mix delle due soluzioni.

In prospettiva, questo sistema potrà forse aiutare le famiglie, ma i risultati effettivamente conseguiti sono ancora tutti da verificare, dato che buona parte della spesa per l’assistenza, ancora oggi, è sostenuta direttamente dalle famiglie.

Le case in cui vivono gli anziani sono spesso inadatte

Il costo per l’assistenza non è l’unico aspetto critico: mancano supporti per i cittadini che garantiscano la qualità dei servizi e ne facilitino la reperibilità.

Le case in cui vivono gli anziani non sempre sono garanzia di qualità e sicurezza: il 56% di quelle collocate in edifici a più di due piani non ha l’ascensore, il 70% ha più di 50 anni, per il 20% sono ancora più vecchie, il 7% non ha l’impianto di riscaldamento.

Le donne, gli anziani e i bambini sono le categorie maggiormente a rischio di incidenti domestici: cucine, pavimenti e scale, sono i luoghi più insidiosi.

La vita degli anziani in città è disagiata

I presidi sanitari e assistenziali sono spesso fuori mano e mal collegati; i negozi sotto casa per generi di prima necessità sono sempre più rari; il trasporto pubblico è inadeguato e rischioso; mancano servizi come bagni pubblici, panchine, eccetera; i marciapiedi e gli attraversamenti stradali sono insicuri e poco agibili; mancano punti di informazione, di assistenza e di ritrovo; le strade sono spesso poco illuminate e insicure.

Le possibili soluzioni

Favorire la domiciliarità

La domiciliarità è un insieme di misure, azioni e condizioni, che consentono all’anziano di vivere più pienamente possibile il proprio ambiente di vita, nella propria abitazione e nell’ambiente che lo circonda.

Non consiste, dunque, in una risorsa o un servizio, ma in una rete di risorse e servizi.

Garantire la buona longevità

La vecchiaia non è più solo il tratto terminale e declinante del ciclo di vita, ma una fase dell’esistenza con contenuti e finalità proprie in cui vivere attività e progetti, ed essere coinvolti nella vita sociale e della comunità.

La buona longevità si costruisce giorno per giorno attraverso la corretta alimentazione, l’attività fisica, le relazioni amicali, le attività culturali e di volontariato.

Costruire una rete di servizi di prossimità

Bisogna colmare gli squilibri territoriali offrendo un sistema di servizi di prossimità per la domiciliarità, a livello di territorio o di quartiere, in grado di garantire all’anziano una continuità di cura adeguata alle sue condizioni, evitando di sottoporlo a costrizioni o discontinuità traumatiche per il suo equilibrio psico-fisico.

Una rete di relazioni che includa l’anziano, la famiglia, il volontariato, gli amici, i conoscenti, il vicinato, l’assistenza sociale, i servizi delle strutture socio sanitarie e residenziali.

Per realizzarla, bisogna: conoscere le situazioni e i problemi che caratterizzano la popolazione anziana negli specifici contesti locali; dare continuità al sistema dell’assistenza residenziale e domiciliare; assicurare servizi di cura intermedia; istituire la figura del cosiddetto “case manager”, cioè del gestore degli specifici casi.

Organizzare il lavoro di cura

Nei prossimi anni assisteremo a una progressiva crescita della domanda di lavoro per la cura degli anziani in ambito pubblico, privato e del terzo settore, a fronte di una riduzione del lavoro di cura familiare.

Dal 2009 al 2015 il numero delle lavoratrici e dei lavoratori che svolgono la professione di assistenti familiari (rispetto al totale dei lavoratori domestici) è cresciuto dal 26% al 42,4%.

La crisi ha toccato anche questo settore, rendendolo ancora più opaco, più sommerso, e in parte ridimensionandolo.

In ogni caso, l’INPS calcola che ogni 28 famiglie vi sia un lavoratore domestico.

Nell’ambito dei presidi sociosanitari pubblici, i dati ISTAT evidenziano che tra il 2009 e il 2013 il totale del personale è diminuito dello 0,3%, quello retribuito è diminuito del 4,1%, mente il volontario è aumentato del 28,2%.

Il rapporto tra personale retribuito e assistiti è di 1,14: praticamente 1 a 1.

Nei presidi italiani si contano 384.450 posti letto, che corrispondono a 6,3 ogni 1.000 residenti.

Nei principali paesi OCSE i servizi residenziali per anziani sono organizzati su un’offerta che varia da 4 a 8 posti letto per 1.000 abitanti (cioè da 30 a 60 posti per 1.000 anziani).

Ne deriva che il nostro Paese ha bisogno di circa 111.000 – 500.000 posti letto in più per allinearsi alla media OCSE.

Considerando che l’attuale rapporto tra lavoro e posti letto è di 1 a 1, si evidenzia una crescente domanda di lavoro dell’ordine di 100 – 500 mila posti di lavoro.

Queste previsioni dovrebbero condurre i diversi soggetti impegnati nel settore dell’assistenza domiciliare alla non autosufficienza (pubblici, privati e del terzo settore) a organizzare l’offerta di lavoro in modo molto più efficiente, efficace, trasparente e affidabile di quanto non sia oggi.

Qualificare la condizione abitativa

Il punto di partenza di una domiciliarità che guarda al futuro è la condizione abitativa in cui vivono milioni di anziani.

Gli ambiti su cui intervenire sono diversi: ristrutturare il patrimonio immobiliare privato, condizionandolo al rispetto di standard qualitativi commisurati ai problemi di una crescente popolazione anziana; adeguare standard e barriere alla nuova domanda sociale; intervenire su agibilità, sicurezza, ascensori, domotica; sostenere le esperienze innovative e le buone pratiche come la badante di condominio o la coabitazione solidale; impegnare i detentori di quote di patrimonio “pubblico” in programmi di riqualificazione.

Considerare l’invecchiamento attivo come risorsa nella crescente “silver economy”

Dare risposte alla crescente domanda di servizi per la non autosufficienza, e più in generale per l’invecchiamento attivo, permetterà di considerare gli anziani una risorsa, evitando di ridurre l’assistenza a una mera erogazione di singole prestazioni, senza prendersi carico complessivamente della persona.

Non tener conto di questa esigenza produrrà nel tempo un triplo danno: insicurezza per l’anziano, impoverimento delle famiglie e indebitamento pubblico.

L’aumento delle aspettative di vita non è più solo una questione demografica.

Le aziende guardano agli over 65 con estremo interesse, tanto da aver coniato il termine “silver economy” per indicare le attività di vendita di prodotti e servizi specifici per questo enorme mercato in crescita.

Sanità e assistenza sociale sono i settori più interessati dalla silver economy.

Soluzioni per entrare nel mercato

Un mercato in espansione è preso d’assalto, e questo significa competizione.

Se si dispone già di un capitale sufficiente, la scelta migliore potrebbe essere avviare la propria azienda di assistenza domiciliare agli anziani.

In caso contrario, la soluzione più competitiva è costituire una rete tra professionisti adeguatamente formati nel proprio campo (medico, infermieristico, socio sanitario, socio assistenziale e altro), in grado di organizzarsi tra essi al fine di offrire, complessivamente, una serie di servizi integrati agli anziani bisognosi di cura e assistenza domiciliare, a livello territoriale o di quartiere.

Questa soluzione permette di aggregare (di fatto) le risorse finanziarie individuali in un capitale complessivo che non sarebbe singolarmente disponibile.

Per di più, un contratto di rete consente di impiegare in modo efficiente le specifiche professionalità, regolare i rapporti (anche economici) tra le parti contraenti, minimizzare i costi, risparmiare sull’onere di ridondanti sovrastrutture, ridurre la spesa per le famiglie, prestare un servizio di assistenza “su misura”, assecondando le esigenze particolari di ogni persona anziana assistita.

Cosa occorre per avviare un’azienda o un network nel settore dell’assistenza agli anziani

Risorse finanziarie e conoscenza del settore sono condizioni necessarie, ma non sufficienti.

È fondamentale possedere la capacità di organizzare il lavoro proprio e quello altrui, per lavorare (in ogni caso) in équipe.

Ovviamente, negli ambiti fondamentali (medico, infermieristico, socio sanitario e socio assistenziale) è necessario possedere gli specifici titoli di studio, ma anche conoscere e praticare i principi deontologici della propria professione.

È fondamentale ricordare sempre che questo settore richiede, garbo, cortesia, serietà, correttezza, trasparenza, tatto e umanità.

Senza queste qualità nessuna impresa o network potrà esistere e resistere in questo delicatissimo mercato.

In definitiva, un campo fertile per nuove realtà, l’intuito per gli affari e una mentalità imprenditoriale non sono sufficienti.

È fondamentale in questo settore essere realmente interessati a ciò che si propone ai clienti e offrire loro esattamente ciò che gli si promette.