L’innovazione ai tempi del Coronavirus: lavastoviglie a raggi ultravioletti

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La diffusione virus SARS-CoV-2 mette in pericolo la salute delle persone e ha pesanti ricadute sul sistema economico globale.

Ogni impennata del numero dei contagi impone l’adozione di misure che inevitabilmente comprimono i consumi e la produzione, e quindi anche la logistica e i servizi.

S’attende l’avvento di un vaccino, ma la storia purtroppo insegna che le pandemie tendono a persistere a lungo prima di essere debellate.

Certo, la medicina ha compiuto passi da gigante rispetto al passato, ma ciò nonostante si prospettano tempi non brevi per uscire dall’emergenza.

Solo maturando questa consapevolezza si può aspirare a una concreta ripresa economica.

Le grandi crisi possono offrire nuove possibilità di crescita, ma bisogna innovare.

Cos’è l’innovazione

L’innovazione è la realizzazione di un “prodotto” nuovo o significativamente migliorato.

Con la parola “prodotto” s’intendono, in senso lato, beni, servizi, processi, metodi di marketing, metodi organizzativi, luoghi di lavoro oppure sistemi di relazioni esterne.

Innovazione e invenzione non sono sinonimi: l’invenzione, a differenza dell’innovazione, non comporta necessariamente l’introduzione sul mercato di un nuovo “prodotto”.

Scopo dell’innovazione è rendere il “prodotto” aderente alle esigenze di chi lo utilizza; scopo di ogni piccola o grande attività economica è venderlo.

L’emergenza sanitaria ha posto in cima alla scala delle priorità la tutela della salute delle persone.

Di conseguenza, innovare oggi vuol dire realizzare un “prodotto” che sia in grado di tutelare la salute di chi lo utilizza.

In questa rubrica entriamo nel dettaglio delle «Innovazioni» che possono aprire nuove prospettive di crescita e di sviluppo.

Abbiamo il dovere di premettere che non siamo specialisti delle specifiche discipline scientifiche e tecniche, dato che il nostro campo di interesse è costituito dalle sole scienze economiche.

Per questo motivo, consideriamo le innovazioni esclusivamente in relazione alla loro dimensione economica e ai possibili sviluppi del mercato.

Raggi ultravioletti di tipo C contro il Coronavirus

Il Ministero della Salute, richiamando il Rapporto ISS COVID-19 n. 25/2020 – Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19, ha chiarito che su superfici, ambienti interni e abbigliamento, la radiazione UV-C ha la capacità di modificare il DNA o l’RNA dei microorganismi, impedendo loro di riprodursi e, quindi, di essere dannosi.

Per tale motivo viene utilizzata in diverse applicazioni, quali la disinfezione di alimenti, acqua e aria.

Va tuttavia segnalato il caso di talune lampade UV, in vendita su canali on line, che vantano poteri sterilizzanti nei confronti di virus e batteri, ma non emettono raggi UV-C e risultano, quindi, inefficaci; altre lampade emanano dosi di raggi UV-A, UV-B, UV-C non conformi alle norme europee e, quindi, sono potenzialmente nocive per la salute.

L’allerta giunge dal rapporto RAPEX del 10 luglio 2020 (Sistema comunitario di informazione rapida sui prodotti non alimentari) e riguarda diversi prodotti commercializzati on line ai quali viene attribuito un livello di allerta e rischio serio.

Secondo il rapporto diversi prodotti esaminati non emettono radiazioni UV-C.

Di conseguenza, potrebbero non uccidere batteri o virus che, quindi, potrebbero raggiungere l’utente aumentando il rischio di infezione.

Il rapporto evidenzia, anche, rischi per la salute dovuti a dosaggi di raggi UV-A, UV-B, UV-C non conformi alla norma europea UN62471.

Questo espone un utente che si trovi nelle immediate vicinanze del prodotto a una dose non sicura di radiazioni UV agli occhi o alla pelle, aumentando il rischio di gravi lesioni o cancro.

Oltre ad essere inefficaci contro il coronavirus e a presentare rischi per la salute, i prodotti segnalati, vantando attività sterilizzante nei confronti di virus e batteri, possono indurre nelle persone che li utilizzano un falso senso di sicurezza, potenzialmente pericoloso.

Una lavastoviglie a raggi UV-C (a norma di legge) contro il Coronavirus

Fatte tutte le doverose premesse in ordine alla reale efficacia dei raggi ultravioletti contro il COVID-19, e richiamati tutti i chiarimenti forniti dal Ministero della Salute sull’argomento e sulle sue implicazioni, troviamo molto interessanti le prospettive date dallo sviluppo di lavastoviglie che siano dotate di un sistema di sterilizzazione a raggi UV-C.

Si tratta di un prodotto indubbiamente innovativo che potrebbe contribuire non poco a contenere la diffusione del Coronavirus, specie nel settore della somministrazione di alimenti e bevande e in quello della ristorazione, con evidenti ricadute favorevoli per le aziende produttrici, per le aziende utilizzatrici e, in definitiva, per i consumatori finali.

Molti produttori stanno lavorando a questa innovazione e sui siti web di e-commerce stanno già comparendo i primi modelli in vendita.

Ancora una volta invitiamo a prestare attenzione alle informazioni date dal Ministero della Salute e ad accertare l’efficacia e l’innocuità di questi prodotti.

Ciò nonostante, riteniamo che questa innovazione possa spalancare le porte a una ripresa economica e a nuovo sviluppo di molti mercati.

Le possibili evoluzioni

Lo sviluppo della tecnologia a raggi UV-C, accertata la sua efficacia e adottate tutte le precauzioni necessarie per garantirne l’innocuità per l’individuo, potrebbe trovare applicazione anche in altri ambiti commerciali, con evidenti ulteriori ricadute favorevoli a lungo termine.

Si pensi, per esempio, alla possibilità di sterilizzare rapidamente, a basso costo e senza usura gli indumenti di un negozio di abbigliamento dopo essere stati indossati per misurarli.

Si pensi, più in generale, a tutti quei prodotti che attualmente i clienti diffidano dall’acquistare per il timore che siano contaminati.

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