Gli strumenti di risoluzione delle controversie alternativi alla giurisdizione

LE ALTERNATIVE DISPUTE RESOLUTION (ADR) IN ITALIA

La situazione di crisi della giustizia in Italia impone il potenziamento degli strumenti di risoluzione delle controversie alternativi alla giurisdizione, cioè delle cosiddette Adr (alternative dispute resolutions).

Le Adr sono sperimentate ormai da decenni con successo nei paesi anglosassoni.

I benefici per il cittadino sono molteplici: semplicità delle procedure, minori tempi di risoluzione dei procedimenti, minori costi.

In Italia le Adr stentano a prendere piede per una serie di ragioni.

Innanzitutto, l’art. 24 della Costituzione stabilisce che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, di talché i rimedi non giurisdizionali non possono escludere la possibilità per gli interessati di rivolgersi al giudice ordinario.

Ne consegue che gli strumenti di risoluzione alternativi delle controversie vengono assai spesso visti come un appesantimento procedurale per accedere a un giudice.

Il diritto europeo è invece più flessibile perché ammette in molte materie una perfetta fungibilità tra rimedi giurisdizionali e non giurisdizionali, purché siano garantiti il contraddittorio, l’indipendenza del giudicante, eccetera.

In Italia, tuttavia, persiste un atteggiamento culturale per il quale le Adr sono considerate, spesso a ragion veduta, uno strumento imperfetto rispetto alla possibilità di rivolgersi a un giudice in senso proprio, soprattutto per l’aspettativa data da un processo ordinario che si articola in tre gradi di giudizio: primo grado, appello e cassazione.

In molti altri ordinamenti, invece, l’accesso alla giustizia incontra filtri rigidi.

D’altro canto, scomodare un giudice togato, o anche onorario, e attivare procedure complesse per risolvere controversie bagatellari, è spropositato rispetto alla posta in gioco, ma per ovviare all’intasamento del sistema giudiziario è necessario attivare un sistema adeguato di Adr.

MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE

Oltre che tramite accordo tra le parti, che le vincoli a esperire la mediazione, chiunque sia coinvolto in una lite civile o commerciale può avviare un procedimento di mediazione rivolgendosi a un organismo territorialmente competente.

La durata massima per la mediazione è fissata in tre mesi, salvo esigenze delle parti che possono decidere una proroga.

Per le controversie che riguardano alcune ipotesi contemplate dalla legge, prima di adire il giudice occorre esperire la mediazione, e soltanto in caso di esito negativo le parti possono instaurare il processo innanzi all’autorità giudiziaria competente.

Le condizioni di procedibilità della mediazione civile e commerciale sono: condominio, diritti reali, divisioni e successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di azienda, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.

NEGOZIAZIONE ASSISTITA

Se la lite riguarda diritti disponibili, le parti possono stipulare una convenzione di negoziazione assistita con oggetto l’obbligo di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza dei propri avvocati.

La composizione negoziale amichevole mira a comporre e soddisfare gli interessi delle parti anziché ad affermare i diritti che avrebbero formato oggetto di accertamento in sede giudiziale.

ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO (ABF)

L’Abf si articola in Italia su sette collegi (Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino), ciascuno dei quali è composto da soggetti rappresentativi delle parti coinvolte.

Può ricorrere all’Abf la persona che abbia all’attivo o abbia avuto in passato un rapporto contrattuale con l’intermediario, oppure abbia solo usufruito di specifici servizi offerti dal resistente.

Non possono ricorrere all’Abf, come parte attiva, tutti quei soggetti che esercitano in maniera professionale attività nei settori bancario, assicurativo, previdenziale e dei servizi di pagamento, a meno che essi agiscano per scopi estranei all’attività professionale.

L’assistenza dell’avvocato è facoltativa.

Il ricorrente può avviare il procedimento solo dopo avere inviato lettera di reclamo alla controparte.

ARBITRO CONTROVERSIE FINANZIARIE (ACF)

L’Acf è un organismo di Consob.

Possono ricorrervi i risparmiatori contro irregolarità nella gestione dei servizi di investimento degli intermediari finanziari e dei gestori dei portali di equity crowdfunding.

Gli intermediari contro cui è esperito il ricorso hanno l’obbligo di partecipare alla procedura.

Alle società e agli enti contumaci si applica una sanzione pecuniaria da 30mila euro a 5milioni di euro, oppure fino al 10% del fatturato laddove l’importo del servizio sia determinabile e superiore a 5milioni di euro.

Per i consulenti finanziari autonomi contumaci la sanzione è da 10mila euro a 5milioni di euro.

GARANTE PER LA PRIVACY

Il Regolamento UE 2016/679, cioè il cosiddetto GDPR, prevede il diritto di reclamo all’Autorità di controllo, con la garanzia di potere successivamente ricorrere anche davanti a un giudice.

Per proporre un reclamo è sufficiente che vi sia un trattamento dei dati che viola il GDPR.

Il rimedio è accessibile solo dalle persone fisiche e ciascuno può proporlo soltanto per le violazioni che lo riguardano.

L’interessato può farsi rappresentare da un’associazione senza scopo di lucro che si occupi della protezione dei dati personali.

ANAC ENAC E IVASS

In caso di disservizio, lo schema delle alternative per evitare che una controversia concernente un viaggio sfoci in una causa innanzi al giudice è il seguente.

Chi utilizza il trasporto pubblico deve inoltrare reclamo scritto alla compagnia con cui ha viaggiato o avrebbe dovuto viaggiare, prima di potersi rivolgere alle autorità pubbliche, le quali non possono tuttavia risolvere le liti o fissare risarcimenti, ma possono solo irrogare sanzioni.

Chi punta a dirimere la controversia o a ottenere un risarcimento, e chi utilizza il trasporto privato, può tentare la conciliazione passando per un’associazione dei consumatori.

ENERGIA E RIFIUTI

L’Autorità di regolazione per l’energia reti e ambiente (Arera) svolge attività di regolazione e controllo nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici, del ciclo dei rifiuti e del tele calore.

L’Arera valuta i reclami e le segnalazioni presentate dagli utenti e può imporre sanzioni alle imprese che operino in pregiudizio agli interessi di questi ultimi.

L’Arera definisce i livelli minimi di qualità dei servizi e vigila, anche in collaborazione con la Guardia di finanza, sulla qualità del servizio erogato dai singoli operatori, sui loro livelli di sicurezza e sulle tariffe effettivamente applicate.

PIATTAFORMA UE DI RISOLUZIONE ONLINE

L’Unione Europea ha messo a disposizione una struttura a tutela dei consumatori e dei professionisti che intendono risolvere extragiudizialmente le controversie derivanti da operazioni online.

La maggior parte delle dispute ha avuto come oggetto ritardi nella consegna, non conformità all’ordine, presenza di difetti, danni provocati dal prodotto.

I consumatori interessati devono compilare un modulo elettronico che viene trasmesso all’organismo Adr competente concordato tra le parti.

Se entro 30 giorni non si raggiunge l’accordo (nell’80% dei casi la controparte non ha neppure risposto al consumatore), il fascicolo viene chiuso automaticamente.

In alternativa, i consumatori possono proseguire il reclamo rivolgendosi direttamente a un organismo Adr.

ACCERTAMENTO TECNICO

L’art. 696-bis del codice di procedura civile prevede l’accertamento tecnico finalizzato alla soluzione della lite.

Il giudice adito attraverso questa procedura, se si rende conto dell’aspetto tecnico di una contestazione, affida a un proprio consulente l’indagine sulla situazione creatasi, sulle possibili soluzioni e sulle spese.

Le soluzioni proposte dal consulente possono materializzarsi in un accordo, del quale il giudice si limita a prendere atto, liquidando le spese a carico del soccombente.

In questi casi non v’è sentenza, ma solo un atto che recepisce le conclusioni dei consulenti.

Lo stesso schema logico è adottato anche dal giudice amministrativo per la soluzione di contrasti tra privati e soggetti pubblici.

L’INDIPENDENZA FORMALE, MA NON SOSTANZIALE, DEGLI ARBITRI E DEI MEDIATORI FRENA IL RICORSO ALLE ADR

Come si vede bene, l’ordinamento italiano prevede molti strumenti di risoluzione delle controversie alternativi alla giurisdizione.

Ciò nonostante, in concreto, le Adr non riescono a realizzare l’obiettivo di accelerare i tempi della giustizia italiana disimpegnando il giudice ordinario dalla miriade di liti marginali.

Si rende necessario un cambiamento culturale che conduca i cittadini, gli avvocati e gli altri professionisti, ad approcciare alle controversie con un ottica di buon senso e non di principio, evitando di ricorrere alla giustizia per scopi meramente pretestuosi o dilatori.

Molte liti superflue potrebbero essere del tutto evitate se solo i cittadini avessero l’abitudine di consultare il proprio avvocato o il proprio consulente prima di intraprendere certe iniziative, e non soltanto dopo, al momento del contenzioso.

E, ancora, si rende necessaria una seria riforma della giustizia che, fra l’altro, garantisca l’indipendenza concreta e non solo formale delle degli arbitri in senso lato.

A questo proposito, la ritrosia dei cittadini nei confronti delle Adr non pare del tutto infondata.

Per esempio, ognuno dei sette collegi dell’Abf (arbitro bancario finanziario) è composto da 5 membri: 3 nominati dalla Banca d’Italia, il cui capitale sociale è detenuto dalle banche; 1 dall’associazione bancaria o dalla categoria alla quale la banca appartiene; 1 soltanto dall’associazione di categoria dei consumatori o delle imprese.

L’Acf (arbitro controversie finanziarie) è un organismo di Consob, ma quest’ultima esercita l’attività di vigilanza di concerto con la Banca d’Italia il cui capitale sociale è detenuto dalle banche.

L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac), l’Istituto nazionale per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), il Garante per la privacy, l’Autorità di regolazione per reti e ambiente (Arera) e anche la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), sono tutte istituzioni i cui vertici sono in vario modo scelti su nomina del Governo e, comunque, su indirizzo politico e non su concorso.

La loro funzione di “arbitri” o di “mediatori” appare alquanto inconciliabile con il principio della separazione dei poteri, fondamentale per uno Stato di diritto e per una democrazia liberale.

Quanto alla piattaforma UE di risoluzione online, la sua concreta utilità s’appalesa alquanto dubbia, tenuto conto che nella grande maggioranza dei casi la controparte non si degna neanche di rispondere al reclamo del cliente.

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